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[ITA]
Culturalmente il cibo ha sempre avuto un ruolo fondamentale, che ha superato il semplice atto, divenendo qualcosa di piรน profondo.
Nei miei viaggi, nelle mie ricerche, nei miei tentativi di sperimentare qualcosa di diverso, ho subito il fascino di molte culture culinarie, non tanto per le pietanze in sรฉ, quanto per il retropensiero che esse portano.
In Italia รจ simbolo essenziale di comunitร il condimento della pasta, che viene fatto in unโunica padella, o zuppiera, per tutti. Unificando cosรฌ la pietanza in un rito che pone il cuoco come equilibratore, colui che decide di mettere lo stesso amore e sapore in ogni singolo piatto.
Situazione opposta in altre culture, come l’est asiatico, dove lโassemblaggio del piatto รจ personale. Lรฌ lโarmonia nasce dal diverso, dallโunicitร del singolo che porta il piatto a diventare una tela bianca pronta ad essere dipinta. Esempio lampante mi รจ capitato con i biangbiang, noodles tipici cinesi, in cui sotto ogni ciotola si prepara un condimento per ogni commensale.
Altra differenza principale che ho notato tra la cultura culinaria italiana e le altre รจ la divisione delle quantitร che nel primo piatto italiano รจ prerogativa del cuoco. Responsabile di decidere, in base alla sua conoscenza, le sue considerazioni sullโospite e il suo โsentimentoโ, quanta pasta mettere in ogni singolo piatto. Storia differente invece per la paella spagnola, la fonduta svizzera o il tajine maghrebino, in cui tutto รจ al centro, condiviso, ponendo il fulcro della tavola tra i commensali, con un unico obiettivo: eliminare il concetto di โmio e tuoโ.
Naturalmente la cucina italiana, come tutte le altre dโaltronde, presenta una moltitudine di piatti che porta vari concetti di unione e allo stesso tempo di singolaritร , non potendo quindi ridurre il tutto ad un piatto specifico.
In Italia la cucina รจ fortemente radicata nel territorio, dividendosi in tante sottoculture piรน locali, che portano piatti di unione tra le varie culture e popolazioni che hanno attraversato il territorio nel corso dei secoli.
Il pesce crudo barese, la polenta sulla spianatoia, sono esempi concreti di piatti condivisi, come anche il tagliere che รจ divenuto un simbolo moderno di condivisione, di collante sociale. Qualcosa di semplice, niente di caldo, che puรฒ essere lรฌ per ore, accompagnando la conversazione e la convivialitร .
La cucina si pone quindi come questione sociale, un luogo di ricordi felici, discussioni importanti e di tradizione, portando cosรฌ la memoria collettiva di un popolo in silenzio, con gesti invisibili.
![[ITA/ENG] Culinaire img 4409](https://sidioblog.com/wp-content/uploads/2026/09/img_4409.jpeg)
[ENG]
Culturally, food has always played a fundamental role, one that has gone beyond the mere act of eating, becoming something deeper.
In my travels, in my research, in my attempts to experiment with something different, I have been fascinated by many culinary cultures, not so much for the dishes themselves as for the underlying thought they carry.
In Italy, an essential symbol of community is dressing the pasta, which is done in a single pan, or tureen, for everyone. This unifies the dish into a ritual that casts the cook as an equalizer, the one who decides to put the same love and flavor into every single plate.
The opposite is true in other cultures, such as those of East Asia, where the assembly of the dish is personal. There, harmony is born from difference, from the uniqueness of the individual, which turns the plate into a blank canvas ready to be painted. I came across a striking example with biangbiang, typical Chinese noodles, where a seasoning is prepared at the bottom of each bowl for every diner.
Another main difference I noticed between Italian culinary culture and others is the division of quantities, which, in the Italian first course, is the cook’s prerogative. Being responsible for deciding, based on their knowledge, their assessment of the guest and their “feeling,” how much pasta to put in each individual plate. A different story, by contrast, for Spanish paella, Swiss fondue or Maghrebi tajine, where everything is in the center, shared, placing the heart of the table among the diners, with a single objective: to eliminate the concept of “mine and yours.”
Naturally, Italian cuisine, like all others for that matter, presents a multitude of dishes that carry various concepts of union and at the same time of individuality, so it cannot all be reduced to a single specific dish.
In Italy, cuisine is strongly rooted in the land, dividing itself into many more local subcultures, whose dishes bring together the various cultures and peoples that have passed through the land over the centuries.
Raw fish from Bari and polenta on a wooden board are concrete examples of shared dishes, as is the “tagliere” (charcuterie board), which has become a modern symbol of sharing, of social glue. Something simple, nothing hot, that can be there for hours, accompanying conversation and conviviality.
Cuisine therefore stands as a social matter, a place of happy memories, important discussions and tradition, thus carrying the collective memory of a people in silence, with invisible gestures.
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Tales of Paranoia (Robert Crumb)

